credono nel PRESENTE

Quando visitai l’Argentina nel 2003, solo 2 anni dopo il quilombo, il patatrac dell’economia, non c’era ombra di traffico per strada nemmeno nelle ore di punta, molti negozi avevano le saracinesche abbassate e vari ristoranti preferivano tenere chiuso piuttosto che aspettare clienti che al momento avevano altre priorità nella vita. Vari medici si erano trovati un doppio lavoro per sbarcare il lunario mentre, per i pochi turisti che sfidavano la memoria delle immagini di scontri di piazza e saccheggi che le televisioni-avvoltoio avevano diffuso in tutto il mondo, una cena a base di carne accompagnata da rosso corposo e terminata con dolci ornati di dulce de leche e crema non costava più di una coppa gelato nella piazza di una città italiana.

Un paio d’anni più tardi il traffico era tornato quello di sempre, “adesso abbiamo i soldi per comprare la benzina”, mi spiegavano i dottori che, nel frattempo, avevano abbandonato il secondo lavoro. Le cene continuavano a costare come soddisfare un languore in un pomeriggio di sole e gli appartamenti in vendita, 100m2 nel cuore della Recoleta, più o meno come un garage in una città di provincia. Iniziava il boom edilizio di Puerto Madero dove, gli splendidi grattacieli con vista su Buenos Aires da un lato e sul Rio de la Plata dall’altro, entravano sul mercato immobiliari con prezzi quotati in dollari e nulla da invidiare a quelli di Manhattan.

Negli anni alcune cose hanno continuato a crescere: il traffico, i prezzi delle cene, il numero di grattacieli a Puerto Madero; mentre altre sono rimaste stabili: il sapore della carne, la qualità di un Malbec, l’inflazione ufficiale. Nella prima categoria, tra le altre, va menzionata anche la tendenza all’acquisto degli argentini, ma forse si tratta semplicemente di un ritorno al passato dopo anni di poco credito. Gli shopping center e le grandi avenidas del commercio brillano ormai da anni di prodotti sempre nuovi e offerte irrinunciabili. Sembra l’onda di un riflusso lontano, l’epoca del dame dos, quando “dammene due” era la frase più comune che si rivolgeva al commesso.

Un’altra Argentina, quella della soddisfazione meno immediata, ad esempio quella degli ospedali, dei trasporti e delle scuole, fatica, e molto, a crescere con questo passo dal ritmo così allegro.

Anche le aziende fornitrici di servizi cavalcano la frenesia dell’acquisto. Internet entra nelle case sempre più rapido, 6M con wifi costa pochi spiccioli più che il precedente contratto a 2M, e se la stessa azienda fornisce anche la tv, a Buenos Aires è via cavo, nell’offerta entra pure il decoder digitale sovvenzionato dallo Stato. Lo stesso Stato che, in vista della Copa América 2011, in programma in Argentina dal 1 al 24 luglio, vuole riempire le case di televisori HD prodotti nelle fabbriche di Ushuaia e sovvenzionati, anche loro, con pagamenti rateali a interessi esigui.

Tutti a tifare per la Selección di Messi & CO, convinti più che mai dell’importanza dell’Oggi.

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