CENSIMENTO 2010, e l’Argentina si FERMA

Da un paio di giorni era ormai chiaro che mercoledì 27 ottobre 2010, giorno del Censimento, non ci sarebbe stato un cane per strada. “Dalle 8 alle 20 rimanete nelle case ad aspettare il censor“, “Non aprire al censor è come remare contro il progetto per una nuova Argentina” … Poi, alle 9 di mattino, mi citofona il portinaio: “Miguel scendi che c’è il censor“. Un tavolino nell’androne del palazzo e una ragazza sorridente che mi fa segno di sedere: il formulario tra noi. Come ti chiami, quanti anni hai, la data e il luogo di nascita, le dimensioni dell’appartamento. Hai il telefono in casa? Hai il frigo in casa? Il frigo! Hai lavorato più di un’ora la settimana passata? Vorrei ben vedere! Sei maschio o femmina? Scusa?! Scusa, ma devo chiederlo a tutti. Sto seduto meno di 3 minuti, 3 minuti. Poi è il turno della mia vicina di casa, e così via.

Fuori la primavera: sole caldo, non una nube in cielo, aria fresca. Tutto chiuso, nemmeno a Natale, nemmeno a Capodanno, pure la metropolitana, i bar, i kioskos che vendono caramelle e sigarette. Sino alle 20 tutto il Paese sprangato in attesa dell’Invasione degli Ultracorpi. L’Argentina ha perso un giorno di lavoro per sapere se ho, o non ho, il frigorifero in casa. Ebbene sì, ci sono famiglie che non ce l’hanno.

Aspetto positivo: in soli 3 minuti di un giorno qualsiasi sono entrato a fare parte della Storia statistica dell’Argentina. Ma poi, che ne faranno delle mie risposte, del frigorifero di Miguel? Non lo so con certezza, ma il mio frigo sarà mezzo pieno o mezzo vuoto a secondo di come lo si guardi, dato che dei dati ne avrà cura l’Indec, l’Istituto di Statistica che, da quando è stato occupato politicamente del governo in carica, è diventato uno strumento di propaganda dove i numeri sono un’opinione.

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